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Newsletter n° 6 - Dicembre 2014 facebook.jpgtwitter.jpgyoutube.jpggoogleplus.jpg
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Formazione
Al via il corso online "Fondamenti di giornalismo digitale"

Dopo il primo corso e-learning, dedicato alla deontologia, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, in collaborazione con il Centro di Documentazione Giornalistica, offre un secondo corso con l’obiettivo di ampliare l’offerta formativa e favorire la possibilità di acquisire crediti "a distanza".
Con l’occasione si ricorda che nel triennio formativo sono conseguibili attraverso l’e-learning un massimo di 30 crediti. Il limite non si applica a chi svolge la professione all’estero.
Rispondendo a un’esigenza sentita da molti colleghi, il Cnog ha deciso di concentrarsi sul tema della comunicazione e del giornalismo digitale.
Il corso, strutturato in 6 lezioni, offre la possibilità di comprendere le tendenze in atto nel giornalismo digitale, le dinamiche e le opportunità legate ai social network, i fondamenti per aumentare la visibilità in rete, oltre naturalmente ai risvolti deontologici.
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icona sentenze.jpgSentenze

I giudici sull'equo compenso danno ragione a un giornalista: condannato
"Il Messaggero"


I giudici della Corte d'Appello dell'Aquila hanno condannato la società editrice del quotidiano “Il Messaggero” a versare l’ammontare di 494.856,84 euro oltre interessi e rivalutazione fino all'intero versamento della somma a Roberto Almonti, un giornalista collaboratore della redazione di Teramo che richiedeva l'erogazione delle spettanze per gli articoli pubblicati dal giornale in circa 12 anni di collaborazione, somme "a titolo di equo compenso per prestazioni di lavoro autonomo di natura giornalistica rese nell'ambito del rapporto di collaborazione continuata e continuativa", sulla base di una 'perizia' svolta dal Consiglio regionale dell'Ordine dei Giornalisti dell'Abruzzo e in applicazione del tariffario dello stesso Ordine professionale.
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New media
Social, una scelta obbligata anche per gli uffici stampa

Capita spesso, parlando di giornalismo e del suo futuro, di dimenticare i colleghi degli uffici stampa. Un errore, o una sottovalutazione, da evitare in questo breve viaggio sull'evoluzione della nostra professione ai tempi dei social. Anche per loro, infatti, l'onda d'urto di Twitter e dei suoi fratelli è stata potente. E anche loro hanno dovuto farci i conti imparando rapidamente a utilizzarli. Ma c'è un ritorno? Servono allo scopo o sono ingovernabili? Ne parliamo con Domenico Tomatis, direttore della comunicazione del Consiglio Regionale Piemonte. 
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Professione
Il Censis: 6 giornalisti su 10 sono freelance

Oggi in Italia i quotidiani vendono poco più della metà delle copie di 25 anni fa. Il dato è contenuto nel 48.mo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. Da poco meno di sette milioni di copie vendute nel 1990 (anno record) si è scesi sotto i 4 milioni di copie. 
La quota di italiani che per informarsi fanno a meno dei giornali è salita al 47%. Il 20,8% della popolazione legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web d’informazione. 
Drammatica la flessione del numero di giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è registrato nei periodici (-7,7%). A seguire i quotidiani (-5,6%) e le agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1%, pari in valore assoluto a 602 unità lavorative nei confronti dell’anno precedente.
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Formazione
Iacopino: per i giornalisti rivedere le regole della formazione

Dal ministero della Giustizia novità sulle professioni con l’avvio di tre tavoli tecnici: uno sulla geografia degli Ordini, l'altro sui sistemi elettorali e il terzo su formazione e tirocinio.
In via Arenula si è svolto l’incontro preparatorio, in cui sono stati scelti i temi con cui partire e l’iter da seguire. Presenti il viceministro Enrico Costa, i presidenti degli Ordini e dei rappresentanti del Cup e della Rete delle professioni tecniche (Rpt). Il presidente nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino ha chiesto "una riforma dell'Ordine e una radicale revisione delle norme sulla formazione della categoria. La legge sulla formazione deve essere radicalmente rivista, anche in tempi rapidi".

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Eventi 

Giornalisti: dal Consiglio d'Europa uno strumento di reazione agli attacchi

Una piattaforma via web per garantire una reazione rapida contro gli attacchi ai giornalisti. L'iniziativa del Consiglio d'Europa è stata presentata alla Conferenza sulla libertà dei media il 4 dicembre a Parigi.
La piattaforma, fortemente voluta dall'assemblea che lanciò l'idea la prima volta nel 2010, permetterà a 'partner fidati' che lavorano per la libertà e la protezione dei giornalisti, di mettere in linea un messaggio di allerta ogni qualvolta che chi lavora nel mondo dell'informazione è in pericolo, in modo che organizzazioni internazionali come il Consiglio d'Europa, il rappresentante per la libertà dei media dell'Osce, l'Unione europea e l'Onu, possano reagire prontamente.
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icona-libro.jpgSullo scaffale Gian Gaspare Napolitano inviato speciale a Parigi

Mario Pannunzio, direttore del “Mondo”, considerava Gian Gaspare Napolitano uno dei più significativi scrittori del tempo, oltre che giornalista di razza, per la sua capacità di lasciare un’impronta nell’animo del lettore.
A cura di Pino Pelloni, in “Parigi…mon amour” (Edizioni Èthos) sono raccolti i reportage di Napolitano sulla Parigi del dopoguerra: con i suoi personaggi, i suoi locali e le sue mode. Sono gli anni in cui debuttava sulle scene Juliette Gréco; Simone De Beauvoir incontrava Jean-Paul Sartre; mentre Jacques Prévert scriveva poesie che diventavano canzoni.
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Cronache della Storia
Frammenti di storia del giornalismo

1920 - I giornalisti italiani e le “istantanee” della “Rivoluzione russa” 
Terminata la Prima guerra mondiale, molti giornalisti italiani “reduci” dai vari fronti, furono spediti dai loro giornali in Russia per raccontare cosa realmente stesse accadendo. Per “La Stampa”, inviato fu Virginio Gayda, per il “Giornale d’Italia” Armando Zanetti. Il più brillante – secondo un articolo della “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti, firmato G.A. – fu, però, Luciano Magrini: “Era, di tutti i giornalisti italiani, quello che aveva più stile, più linea. La sua barba prolissa, da mugik, lo guidava… Quelli che lo conoscono, sanno di avere di fronte un reporter internazionale di prima forza: e quelli che non lo conoscono, capiscono subito dalla barba ascetica e monacale di aver da fare con uno che non si spaventa di fare a piedi la ritirata da Belgrado a Salonicco”.

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icona-libro.jpgRassegna stampa

Gli italiani e l’informazione, un sistema ibrido

La notizia, oggi, arriva attraverso un mix di vecchi e nuovi media. Un sistema ibrido, integrato, come lo definisce il sondaggio Demos-Coop.In cui la distanza tra web e televisione si riduce (cfr. la Repubblica, 9 dicembre 2014).

Secondo il sondaggio, la stagione della “democrazia del pubblico”, fondata sulla televisione, in Italia non sembra finita. Ma si contamina con la diffusione della Rete, delineando (così) la cornice della “democrazia ibrida” del nostro tempo. Abitata da un “cittadino ibrido”, critico e scettico verso la politica e le istituzioni.

Gli italiani usano sempre più il web, anche per informarsi. E, tra quanti navigano in Rete ogni giorno, sette su dieci sono sempre connessi: always-on con tablet o smartphone. Dall’Osservatorio Demos-Coop dedicato all’uso dei media, vecchi e nuovi, emergono quattro tipi di fruitori mediali. I telecentrici (23%) – quanti si informano ogni giorno solo in tv – sono in calo. Lo stesso avviene per i fruitori tradizionali (28%), coloro cioè che combinano vari mezzi di informazione mainstream (giornali, radio, tv). I net-ibridi (44%), utilizzano quotidianamente sia i new media che qualche fonte “old”. Infine i net-informati, sono il 6%: usano ogni giorno solo il web, ricorrono anche ad altri media, ma con minore frequenza.

I net-ibridi e i net-informati hanno un profilo delineato. I primi, più giovani e scolarizzati, di genere maschile, studenti, appartengono ai ceti medi. Questi tratti segnano in modo più marcato i net-informati. Dove uno su tre è studente (35%). Il 17% di loro non guarda mai la TV. I tele-centrici hanno un’età più avanzata e sono meno scolarizzati. In maggioranza donne (62%). Sette su dieci sono casalinghe o pensionati. I fruitori tradizionali si distinguono invece per avere un’età media, un grado di istruzione più elevato e l’appartenenza alla classe impiegatizia.

Per approfondimenti, il documento completo su www.agcom.it

 
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OG Informazione - a cura dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti
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